[…] ci sono parecchi libri che dopo averli letti mi hanno lasciato per sempre diverso da com’ero prima, e penso che tutta la buona letteratura in qualche modo affronti il problema della solitudine e agisca come suo lenitivo. Siamo tutti tremendamente, tremendamente soli. Ma c’è qualcosa, quantomeno nei romanzi e nei racconti, che ti permette di entrare in intimità con il mondo, e con un’altra mente, e con certi personaggi, in un modo in cui non puoi proprio farlo nel mondo reale. Io non so cosa stai pensando. Non so molto di te, così come non so molto dei miei genitori, della mia ragazza o di mia sorella, però un brano di letteratura che sia davvero sincero ci permette di entrare in intimità con… non voglio dire con la gente, ma ci permette di entrare in intimità con un mondo che assomiglia al nostro quanto basta, a livello di dettagli emotivi, perché le varie sensazioni che proviamo possano poi riverberarsi anche nel mondo reale. L’effetto che vorrei che avesse quello che scrivo è far sentire le persone meno sole. O insomma, toccare le persone in qualche modo.
David Foster Wallace.
Intervista del 1993 tratta da
 Un antidoto contro la solitudine e tradotta da Martina Testa.  (via tinydonut)

koreyan:

Everyone knows I’m right about one thing;
you and I don’t work out.

You bring out the mean in me;
I bring out your insecurities.

Before I ever met you;
I never knew that I liked to be kissed for days.
Before I ever met you;
I never knew that I could be broken in so many ways. 

yomersapiens:

le cuffiette si annodano per ricordarti di non ascoltare più certe canzoni.